Rifiuti ospedalieri e industriali: perchè scegliere l’incenerimento?

RIFIUTI OSPEDALIERI E SANITARI: DIFFERENZIAZIONE E CARATTERIZZAZIONE

L’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica come rifiuti sanitari tutti quei rifiuti derivanti dalle attività di assistenza sanitaria dagli ospedali alle farmacie, ai poliambulatori, laboratori analisi e centri terapeutici, dai laboratori mortuari ai centri per autopsie fino alle banche e servizi di raccolta del sangue, case di riposo per anziani, comprendendo tutti i settori appartenenti all’ “health care”.

I rifiuti prodotti dalle suddette strutture possono essere così ripartiti:

  • rifiuti assimilati agli urbani: di cui fanno parte i rifiuti provenienti dalle cucine per l’attività di ristorazione, i residui dei pasti serviti nei reparti di degenza (esclusi quelli delle malattie infettive), rifiuti cartacei, rifiuti provenienti dalle operazioni di pulizia dei locali, indumenti monouso e dispositivi di protezione ed altri rifiuti il cui smaltimento segue il normale iter dei rifiuti solidi urbani;

2)    rifiuti sanitari non pericolosi: in questa categoria rientrano i rifiuti costituiti da materiale metallico non ingombrante, contenitori vuoti di farmaci, soluzioni per infusione, farmaci scaduti (eccetto i medicinali citotossici e citostatici, considerati rifiuti pericolosi), rifiuti taglienti inutilizzati. Da un punto di vista giuridico questi vengono considerati rifiuti speciali e pertanto seguono una precisa norma di registrazione, di carico/scarico e smaltimento attraverso termodistruzione o incenerimento;

3)    rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo: sono caratterizzati da materiali non taglienti e non percolanti che devono essere appositamente disinfettati prima di essere inseriti in un contenitore rigido in cartone omologato per il trasporto di merci pericolose; da materiali taglienti o acuminati che devono essere disinfettati e poi inseriti in contenitori rigidi di plastica con sistema di deconnessione dell’ago e recanti la dicitura di rifiuto ad alto rischio biologico; da materiali infetti o presumibilmente tali e nello specifico parliamo di materiali di laboratorio venuti a contatto con materiali percolanti sangue, urina, feci, secreti e altri fluidi che devono essere inseriti in appositi contenitori di plastica rigidi, con del disinfettante all’interno, recanti la dicitura di rifiuto a rischio a biologico e chiusi all’interno di un busta chiusa con laccio a strangolo. Il tutto verrà poi destinato all’inceneritore che lavorerà ad una temperatura compresa tra 850° e 1200°C, al fine di evitare la formazione di sostanze nocive;

4)    rifiuti sanitari pericolosi a rischio chimico: rientrano in questa classificazione tutti i rifiuti di tipo liquido provenienti da laboratori di analisi e di radiologia e diagnostica in generale così come rifiuti contenenti mercurio e simili.

5)    rifiuti sanitari che richiedono particolari modalità di smaltimento:  codificati come rifiuti pericolosi a rischio infettivo, si tratta di animali da esperimento, organi e parti anatomiche non riconoscibili. Lo smaltimento viene eseguito attraverso termodistruzione;

6)    rifiuti da esumazione e estumulazioni e da altre attività cimiteriali: comprendono le parti anatomiche ritenute come riconoscibili prese in carico dalla polizia mortuaria che procede al trasporto e alla loro inumazione o termodistruzione.

SALUTE E TRATTAMENTO DEI RIFIUTI: RISCHIO E DANNO AMBIENTALE

Proprio per la loro quantità e differenziazione i rifiuti ospedalieri possono rappresentare un serio pericolo non solo per i pazienti e il personale medico-sanitario ma anche per chi è costretto ad inciamparci se abbandonati a cielo aperto. Le persone possono così contrarre infezioni o attraverso il contatto diretto con rifiuti contaminati o indirettamente attraverso la contaminazione del suolo, delle acque sotterranee, delle acque superficiali o dell’aria. L’esposizione diretta o indiretta attraverso la contaminazione ambientale da parte di rifiuti farmaceutici e di laboratorio può anche provocare malattie, sia nella popolazione umana che in quella animale.

Secondo una statistica del 2012 il 23% dei decessi globali sono attribuibili a fattori ambientali, come ad esempio i rifiuti abbandonati generati dalle cure offerte a pazienti affetti da malattie trasmesse con il sangue, come l’HIV e l’epatite virale B, che possono essere acquisite proprio attraverso una cattiva gestione dei rifiuti ospedalieri pericolosi.

Nei paesi sottosviluppati c’è purtroppo una scarsa attenzione al problema dello smaltimento dei rifiuti sanitari. È il caso dell’ Uganda che non dispone di un ordinamento giuridico specifico che imponga alle strutture sanitarie di differenziare, stoccare e smaltire correttamente questi rifiuti ne sono disponibili finanziamenti per affrontare tali questioni. È pertanto possibile che il personale che lavora nelle strutture sanitarie e le persone che vivono nelle vicinanze siano esposti a rischi inutili, compresa la possibile contaminazione ambientale.

Gettando ancora uno sguardo sul mondo, circa un terzo della popolazione del Pakistan, 60 milioni di persone, rischia seri danni alla salute a causa dell’arsenico contenuto nelle acque che ingerito per lunghi periodi può provocare malattie della pelle, tumore ai polmoni e alla vescica e complicazioni cardio-vascolari. A questo tipo di avvelenamento se ne aggiunge uno altrettanto drammatico, quello dovuto all’inappropriata gestione dei rifiuti ospedalieri pericolosi.

Analogo discorso riguarda le numerose discariche a cielo aperto in molte zone dell’Africa come a Nairobi nelle baraccopoli di Korogocho e a Dandora dove è presente una delle discariche più estese d’Africa. Qui 10.000 lavoratori fanno la raccolta differenziata a mano dei rifiuti e di questi il 55% dei lavoratori sono bambini, che scappano da scuola per aumentare le entrate famigliari. Una loro giornata di lavoro in discarica equivale a meno di 2 euro di guadagno. Il 50% di questi bambini ha gravi problemi alle vie respiratorie e infezioni gravissime dovute al materiale pericoloso e infettivo costituito in grande parte dai rifiuti ospedalieri-sanitari. L’esposizione tossica a prodotti farmaceutici, in particolare antibiotici e citotossici rilasciati nell’ambiente circostante e a sostanze come mercurio causano gravissimi danni alla salute.

Oppure in Nigeria dove il 90% dei rifiuti, di cui la maggior parte sono rifiuti sanitari, non viene raccolto accumulandosi nelle città a causa del progressivo esaurimento delle discariche a cielo aperto.

In Asia, a Manila, è tristemente famosa Payatas a Quezon City, una baraccopoli dove vivono oltre 25 mila persone: è sorta sul pendio di una collina di rifiuti, la “montagna fumante” dove adulti e bambini nel contendersi il materiali da rivendere rischiano di contrarre malattie infettive pericolose rovistando tra i rifiuti sanitari infettivi e taglienti non adeguatamente smaltiti.

Uno studio approfondito ha rivelato che in India dei 3/6 bilioni di iniezioni somministrate ogni anno più del 30% viene fatto con siringhe riciclate e rivendute al mercato nero. Non essendo smaltite in modo sicuro provocano un alto rischio di lesioni e infezioni quali HIV, epatite B ed epatite C a causa del loro riutilizzo.

Il caso sopracitato concerne purtroppo anche altri Paesi in via di sviluppo che hanno sofferto negli ultimi decenni della diffusione di epidemie di virus come Ebola, Tubercolosi, AIDS, ecc..

È stato stimato che in Africa un paziente ricoverato per ebola produce fino a 300 litri di rifiuti liquidi ed escrementi al giorno, potenzialmente contaminati, che hanno bisogno di un corretto smaltimento per evitare il rischio di trasmissione. Questa gestione diventa estremamente difficile quando un terzo delle strutture sanitarie dei paesi colpiti non dispone di acqua corrente e il 40% delle suddette strutture non ha un sistema di gestione rifiuto.

L’Oms evidenzia che i “paesi ad alto reddito” generano in media fino a 0,5 kg di rifiuti pericolosi per letto d’ospedale al giorno; mentre i “paesi a basso reddito” generano in media 0,2 kg. Tuttavia, nei paesi a basso reddito, i rifiuti sanitari spesso non sono separati in rifiuti pericolosi o non pericolosi, rendendo la quantità reale di rifiuti pericolosi molto più elevata.

La pandemia di COVID-19 che il mondo sta affrontando da molti mesi ha costretto diversi paesi ad adattarsi alla richiesta sempre crescente di dispositivi di protezione individuale monouso e a gestire i problemi relativi allo smaltimento. Nel primo semestre del 2020 la città di Whuan ha prodotto ad esempio circa 240 tonnellate di rifiuti sanitari al giorno, quantità 6 volte superiore rispetto ai mesi precedenti l’epidemia, che ha generato un effetto a catena visto che il rischio che il personale dedicato alla raccolta rifiuti e a quella di riciclo potesse contrarre il virus ha incoraggiato diversi comuni a bloccare momentaneamente la raccolta differenziata. L’aumento della produzione di dispositivi medici individuali difficilmente riciclabili associata a quella massiccia di imballaggi dovuti al cambio delle abitudini di acquisto causate dal lockdown hanno evidenziato ancor di più la necessità di utilizzare sistemi di smaltimento più rapidi, efficaci ed ecosostenibili come gli impianti di incenerimento.

Un corretto smaltimento di questi rifiuti ridurrebbe inoltre il rischio di malattie e danni alla salute e di interventi da parte del sistema sanitario che beneficerebbe anche di un risparmio notevole di costi.

L’INCENERIMENTO COME SISTEMA DI UNA CORRETTA GESTIONE LOCALE PER UNA SOLUZIONE GLOBALE

Per migliorare la gestione dei rifiuti sanitari occorre pianificare e promuovere la corretta segregazione degli stessi a partire già dall’interno della struttura sanitaria in cui ogni specifico reparto differenza il suo tipo di rifiuto avvalendosi di appositi contenitori e rigorose metodiche di stoccaggio fino ad arrivare alla loro completa distruzione e smaltimento attraverso incenerimento provvisto di adeguato sistema di depurazione, così come sono o previa sterilizzazione (fondamentale certo ma che rende il rifiuto solo meno pericoloso senza eliminarlo), localizzando piccoli impianti intorno ai vari ospedali rurali. Va evidenziato che l’incenerimento dei RSP-I (rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo) è considerato una garanzia di sicurezza per la eliminazione della carica batterica comparabile ai più alti livelli ottenibili con la sterilizzazione. Inoltre la sostanziale riduzione in peso e in volume dei rifiuti, ottenibile con l’incenerimento (e paragonabile a quella che si ottiene con i RU o simili), rende questa pratica la migliore allo stato attuale considerando inoltre la sicurezza derivante da una scarsa se non del tutto assente manipolazione dei rifiuti da parte dell’operatore che non lo espone a rischi infettivi.

Ad oggi l’incenerimento resta il metodo di trattamento più sicuro ed efficace per prevenire danni all’ambiente e alla salute in generale. Abbiamo visto come altre alternative, tra cui l’autoclave o trattamenti chimici simili, non possano trattare rifiuti contenenti composti organici volatili e semi volatili, mercurio, altri rifiuti radiologici e chimici pericolosi, biancheria da letto ingombrante e carcasse animali, patologici specifici ecc.

L’incenerimento non solo non richiede alcun pretrattamento ma l’impianto inceneritore, se correttamente gestito, è in grado di eliminare gli agenti patogeni dai rifiuti e ridurre quest’ultimi in cenere. Alcuni rifiuti medici richiedono temperature più elevate per la completa distruzione pertanto le alte temperature di funzionamento e la depurazione dei gas di scarico limitano l’inquinamento atmosferico e gli odori prodotti dal processo di incenerimento.

Le tecnologie fondamentali che intervengono a servizio di una corretta termodistruzione sono:

  • inceneritori con funzionamento pirolitico a doppia camera, che possono essere appositamente progettati per bruciare rifiuti sanitari infettivi;
  • forni rotativi funzionanti ad alta temperatura, in grado di provocare la decomposizione di sostanze genotossiche e di prodotti chimici resistenti al calore.

L’incenerimento garantisce:

  • corretta e rapida gestione del rifiuto e sua distruzione fino al 99%;
  • eliminazione cattivi odori derivanti dallo stoccaggio o dal sotterramento
  • eliminazione rischio infettivo derivante dalla manipolazione e trasporto
  • inertizzazione del rifiuto grazie al trattamento a 1000°C dello stesso
  • abbattimento del pericolo chimico e biologico associato ai rifiuti;
  • assenza di fumi neri e odori molesti;
  • zero impatto ambientale grazie ai moderni sistemi di abbattimento presenti su ogni impianto;
  • rispetto dei più severi parametri europei e mondiali in termini di emissioni;
  • possibilità di recuperare il calore

La For.Tec. propone da oltre 40 anni soluzioni tecnologicamente avanzate in grado di risolvere il problema della gestione dei rifiuti medico-sanitari con i suoi inceneritori modello EXCE OS – ROTOMAC ed ECOTEC con una capacità di incenerimento che va dai 30 ai 650 Kg/ora. A seconda delle necessità i nostri esperti sapranno consigliare il modello più adatto, personalizzandolo in base alle specifiche esigenze del cliente.

I nostri inceneritori sono in grado di smaltire:

  • rifiuti ospedalieri
  • rifiuti medico – sanitari pericolosi
  • rifiuti di piccole comunità
  • rifiuti di centri commerciali e aeroporti
  • rifiuti dell’industria agraria, della gomma, del legno e della carta
  • fanghi di risulta
  • oli esausti

La maggior parte dei nostri modelli potrà essere installata su skid o containerizzata per consentire di raggiungere facilmente aree remote, basi militari e comunità isolate offrendo un intervento immediato e risolutivo anche in caso di focolai epidemici.

A seconda del luogo di installazione e della normativa vigente è possibile installare sui ns. impianti diverse tipologie di sistemi di abbattimento come ad esempio wet scrubber o sistemi di abbattimento a secco con sezione  di deacidificazione dei gas e rimozione particolato a mezzo di filtri maniche.

Su ogni impianto è possibile inoltre prevedere sistemi per di recupero energetico per produzione di acqua calda sanitaria, aria calda o vapore che potrebbero essere utilizzati per le esigenze dell’ospedale o degli edifici situati nei pressi dell’impianto.

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